“In questo corpo lungo un braccio, fatto di percezioni e di mente, vi è il cosmo, l’origine del cosmo, la cessazione del cosmo, e il sentiero di pratica che conduce alla cassazione del cosmo”

Il Rohitassa Sutta è un potente promemoria che la ricerca spirituale e la liberazione dal dolore e dalla sofferenza non possono essere trovate viaggiando fisicamente o cercando soluzioni esterne, ma solo attraverso la pratica interiore e la comprensione profonda della nostra mente e delle nostre percezioni. È un invito a rivolgere lo sguardo dentro di noi, a meditare e a coltivare la saggezza interiore per trovare la vera pace e la serenità.

SN 2.26: Rohitassa Sutta – A Rohitassa

Una volta il Benedetto soggiornava presso Savatthi, nel Boschetto di Jeta, al monastero di Anathapindika. Allora Rohitassa, il figlio di un deva, in piena notte, illuminando completamente il Boschetto di Jeta, si avvicinò al Benedetto. Dopo averlo riverito, sostò da parte. Poi chiese al Benedetto: “E’ possibile, signore, viaggiando, conoscere, vedere o raggiungere la fine del cosmo dove non si nasce, non si invecchia, non si muore o non si rinasce?”
“Ti dico, amico, che non è possibile viaggiando, conoscere, vedere o raggiungere la fine del cosmo dove non si nasce, non si invecchia, non si muore o non si rinasce.”
“E’ meraviglioso, signore, e straordinario, come ha ben parlato il Benedetto: ‘Ti dico, amico, che non è possibile viaggiando, conoscere, vedere o raggiungere la fine del cosmo dove non si nasce, non si invecchia, non si muore o non si rinasce.’
Una volta ero un profeta di nome Rohitassa, discepolo di Bhoja, con il potere di camminare in aria. La mia velocità era come la freccia di un arciere — esperto, abile, allenato — scagliata attraverso l’ombra di una palma. Il mio passo si allungava dal mare orientale a quello occidentale. Così, dotato di tale velocità, di tale falcata, mi venne un desiderio: ‘Viaggerò fino alla fine del cosmo.’ Così — per la durata di cento anni — ho viaggiato — senza mangiare, bere, masticare o gustare, urinare o defecare, dormire, senza alcuna fatica — ma mi spensi senza raggiungere la fine del cosmo. Perciò è’ meraviglioso e straordinario, come ha ben parlato il Benedetto: ‘Ti dico, amico, che non è possibile viaggiando, conoscere, vedere o raggiungere la fine del cosmo dove non si nasce, non si invecchia, non si muore o non si rinasce.’
[Dopo queste parole, il Benedetto rispose:] “Ti dico, amico, che non è possibile viaggiando, conoscere, vedere o raggiungere la fine del cosmo dove non si nasce, non si invecchia, non si muore o non si rinasce. Allo stesso tempo, ti dico che non c’è fine del dolore e della sofferenza senza raggiungere la fine del cosmo. In questo corpo lungo un braccio, fatto di percezioni e di mente, vi è il cosmo, l’origine del cosmo, la cessazione del cosmo, e il sentiero di pratica che conduce alla cassazione del cosmo.”

Viaggiando non si raggiunge,
la fine del cosmo —
d’altronde.
E senza raggiungere
la fine del cosmo
ci si può liberare
dalla sofferenza e dal dolore.

Perciò il saggio,
conoscitore del cosmo,
conoscitore della fine del cosmo,
dopo aver intrapreso la vita santa,
sereno,
conoscendo la fine del cosmo,
non desidera questo cosmo
né un altro.

Traduzione in Inglese dalla versione Pâli di Thanissaro Bhikkhu. Tradotto in italiano da Enzo Alfano.

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